Prima di iniziare: questo articolo confronta i due percorsi di studio e le due professioni, non è una guida per capire chi consultare per un dolore o un problema di salute. Se sei un paziente in cerca di un consiglio clinico, questo non è il contenuto giusto per te: qui parliamo di quale strada intraprendere se stai valutando quale laurea seguire, o se vuoi capire come la tua professione si confronta, dal punto di vista normativo e di carriera, con una affine.
Fatta questa premessa, partiamo, perché nel 2026 è cambiato più di quanto sembri a prima vista. (Se invece ti interessa capire in generale cosa fa davvero un fisioterapista, prima di confrontarlo con altre professioni, parti da lì.)
Cosa è cambiato nel 2026: l’osteopatia diventa professione sanitaria
Fino a poco tempo fa il confronto tra fisioterapista e osteopata era piuttosto sbilanciato dal punto di vista normativo: la fisioterapia è una professione sanitaria regolamentata da decenni, l’osteopatia esisteva quasi solo attraverso scuole private, senza un albo né un percorso universitario abilitante riconosciuto dallo Stato. Chi voleva esercitare come osteopata poteva farlo dopo un corso privato, con requisiti di ingresso e programmi molto diversi da una scuola all’altra.
Questo è cambiato con un iter normativo lungo quasi un decennio:
- Legge 3/2018 (Legge Lorenzin), articolo 7, comma 1: individua e istituisce la professione sanitaria dell’osteopata (insieme al chiropratico), ponendo le basi per l’inserimento nel Servizio Sanitario Nazionale. Il comma 2 rimandava a un Accordo Stato-Regioni per definire ambiti di attività e criteri di equipollenza, il comma 3 a un decreto per l’ordinamento didattico universitario;
- DPR 131/2021: recepisce l’Accordo Stato-Regioni del 2020 e definisce il profilo professionale e le competenze dell’osteopata;
- Decreto Interministeriale 1563/2023 (1° dicembre 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 39 del 16 febbraio 2024): istituisce ufficialmente il Corso di Laurea in Osteopatia, triennale, classe L/SNT4 (professioni sanitarie della prevenzione), operativo dal 2024;
- DPCM 25 marzo 2026 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio 2026): chiude l’iter, recependo l’Accordo Stato-Regioni (rep. n. 226/CSR del 2025) e definendo i criteri per riconoscere l’esperienza professionale e l’equipollenza dei titoli pregressi a chi già esercita con la vecchia formazione privata.
In pratica: oggi l’osteopatia è una professione sanitaria a tutti gli effetti, con una laurea specifica già istituita da fine 2023, ma il sistema è ancora giovane: pochi atenei hanno attivato il corso finora, e chi già lavora come osteopata sta attraversando la fase di equipollenza. È una situazione in evoluzione, verifica sempre la fonte più recente (per esempio il blog di un ordine territoriale TSRM-PSTRP, la federazione a cui afferiscono gli osteopati) prima di prendere decisioni.
Una nota da fisioterapista, non solo da chi scrive normativa: questo cambiamento tocca da vicino anche chi già lavora come fisioterapista. Osteopati e fisioterapisti collaborano spesso sugli stessi pazienti, condividono parte del bacino di studi e centri, e capita di ricevere domande da colleghi o pazienti su cosa cambi davvero. Vale la pena seguire questo tema anche se non stai valutando personalmente il passaggio, perché nei prossimi anni influenzerà come le due professioni si relazionano sul campo, non solo sulla carta.
Perché non sono la stessa classe di laurea
Un dettaglio spesso frainteso: fisioterapia e osteopatia sono entrambe lauree triennali da 180 CFU, la stessa durata, ma appartengono a classi di laurea diverse:
- Fisioterapia: classe L/SNT2, professioni sanitarie della riabilitazione;
- Osteopatia: classe L/SNT4, professioni sanitarie della prevenzione.
Questo non è un dettaglio burocratico: le classi di laurea definiscono l’ambito di competenza legale della professione, e nel caso dell’osteopatia c’è una conseguenza pratica precisa che vale la pena capire bene, non solo citare come sigla.
Prevenzione, non terapia: cosa può fare davvero un osteopata
Il profilo professionale dell’osteopata, definito dal DPR 7 luglio 2021, n. 131 (Gazzetta Ufficiale n. 233 del 29 settembre 2021), lo descrive testualmente come chi svolge interventi di prevenzione attraverso il trattamento di “disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie”, nell’ambito dell’apparato muscoloscheletrico. È una distinzione definitoria, non un divieto assoluto sovrapposto dopo: se il disturbo è una disfunzione funzionale (di mobilità dei tessuti, non patologica), rientra nel suo ambito; se è l’esito di un quadro patologico conclamato (per esempio un’ernia discale acuta o una patologia infiammatoria sistemica), la competenza primaria resta medica o fisioterapica, con l’osteopata che può comunque operare in collaborazione con queste figure. È un punto su cui, nella comunità professionale dei fisioterapisti, si discute spesso, perché nella pratica quotidiana molti osteopati (e molti pazienti) trattano questa distinzione come più sfumata di quanto la normativa la renda in realtà. Il fisioterapista, al contrario, è abilitato per legge a trattare direttamente la patologia, nella fase acuta e in quella riabilitativa: è una differenza di competenza legale, non una sfumatura di marketing.
Fisioterapia e osteopatia non sono quindi percorsi equipollenti, e uno non sostituisce l’altro: sono due professioni sanitarie distinte, con obiettivi formativi, profili professionali e soprattutto ambiti di intervento legalmente diversi.
Un punto da conoscere: il dibattito sulle evidenze scientifiche
Vale la pena sapere, prima di scegliere, che le due professioni non godono dello stesso consenso scientifico. AIFI, l’associazione professionale dei fisioterapisti, ha pubblicamente sollevato dubbi sulla qualità delle evidenze a sostegno di diverse tecniche osteopatiche, patologia per patologia. Dal lato opposto, il Registro degli Osteopati d’Italia ha risposto sostenendo che l’evidenza scientifica in osteopatia esiste, rivendicando una letteratura più solida di quanto i critici riconoscano.
La letteratura scientifica indipendente, nel mezzo, tende a essere più cauta di entrambe le posizioni, e a essere selettiva per sotto-ambito: alcune revisioni trovano indicazioni di efficacia dell’approccio osteopatico su specifiche condizioni muscoloscheletriche (lombalgia, cervicalgia cronica non specifica), mentre le tecniche più controverse, in particolare osteopatia cranica e osteopatia viscerale, hanno evidenze molto più deboli sull’affidabilità diagnostica e sull’efficacia clinica, secondo revisioni pubblicate su riviste indicizzate come BMC Complementary Medicine e PLOS ONE, oltre a studi controllati con trattamento sham che non trovano differenze consistenti rispetto al placebo (BMJ Open). Se vuoi approfondire in italiano con un taglio giornalistico-scientifico accessibile, l’episodio “Tutto sull’osteopatia” del podcast Ci vuole una scienza (Il Post) ripercorre bene la storia della disciplina e lo stato della letteratura, con i riferimenti agli studi citati.
Non è un tema che riguarda solo l’osteopatia: buona parte delle tecniche fisioterapiche manuali affronta critiche simili sulla qualità delle evidenze disponibili. Questo articolo non prende posizione nel merito, ma è corretto che tu sappia che il dibattito esiste, ed è vivo anche all’interno della comunità dei fisioterapisti stessi, prima di scegliere un percorso di studi basandoti solo sugli aspetti normativi ed economici.
Il percorso di studi a confronto
| Fisioterapia | Osteopatia (dal 2024) | |
|---|---|---|
| Tipo di laurea | Triennale, 180 CFU | Triennale, 180 CFU |
| Classe di laurea | L/SNT2 (riabilitazione) | L/SNT4 (prevenzione) |
| Accesso | Test nazionale a numero chiuso, decine di atenei | Accesso programmato, pochi atenei attivi finora |
| Normativa istitutiva | Consolidata da decenni | Decreto Interministeriale 1563/2023 |
| Iscrizione Albo | Albo FNOFI (Ordine autonomo dal 2022) | TSRM-PSTRP (elenchi speciali dal 14/09/2026) |
Il percorso di fisioterapia lo trovi raccontato in dettaglio in questo articolo sul test d’ingresso: un sistema maturo, con decine di atenei coinvolti ogni anno e regole di ammissione consolidate.
Il percorso di osteopatia, invece, è nuovo: stessa durata (3 anni) e stesso numero di crediti (180 CFU) della fisioterapia, ma molti meno atenei attivi al momento. Al momento della scrittura risultano confermati:
- Vita-Salute San Raffaele, Milano: laurea triennale, 180 CFU, accesso programmato, ateneo privato;
- Università di Verona: attiva da almeno l’a.a. 2024/2025, con bando aperto anche per il 2026/2027 (40 posti, test d’ammissione il 16 settembre 2026), ateneo statale;
- Link Campus University: attiva per l’a.a. 2025/2026, accreditata con DM n. 363 del 17 aprile 2025, sedi a Roma (Ospedale San Pietro, 42 posti) e Città di Castello, ateneo privato.
Altre città compaiono spesso nelle ricerche su questo tema, segno di un forte interesse degli studenti (Torino, Bologna, Padova, Chieti, Napoli, Firenze, Genova, Ancona), ma senza conferma ufficiale di un corso realmente attivo al momento della scrittura: se ti interessa, controlla direttamente il sito dell’ateneo che ti interessa, la situazione cambia di semestre in semestre in questa fase.
Il corso si può fare online? No, non interamente: il tirocinio clinico è obbligatorio e va svolto in presenza, requisito comune a tutte le professioni sanitarie. Esistono però percorsi blended (teoria online, pratica e tirocinio in presenza) pensati per chi lavora, con formula a weekend concentrati: è il caso, ad esempio, del percorso di Link Campus, organizzato in giornate intensive più volte a semestre invece della normale frequenza settimanale.
E chi arriva da Scienze Motorie?
Curiosamente, una delle domande più cercate su questo tema è se una laurea in Scienze Motorie dia un accesso diretto o agevolato all’osteopatia. La risposta breve, per analogia con quanto succede per la fisioterapia, è probabilmente no: Scienze Motorie non è una laurea sanitaria, e l’osteopatia dal 2024 richiede la laurea abilitante specifica in classe L/SNT4. Non abbiamo però trovato, al momento della scrittura, una prassi consolidata sul riconoscimento di eventuali CFU sovrapponibili per chi arriva da Scienze Motorie e si iscrive a Osteopatia: il corso è troppo recente perché i singoli atenei abbiano pubblicato tabelle di riconoscimento come già avviene, ad esempio, per il passaggio verso Fisioterapia in alcune università. Se sei in questa situazione, la cosa più affidabile resta chiedere direttamente alla segreteria didattica dell’ateneo che ti interessa.
Si può ancora diventare osteopata senza laurea?
Una domanda molto cercata, e la risposta è cambiata radicalmente nel 2026: dal 1° settembre 2026, solo le università accreditate dal MUR possono rilasciare il titolo abilitante di osteopata. Le scuole private, il canale attraverso cui si è formata la stragrande maggioranza degli osteopati italiani fino ad oggi, non possono più farlo per i nuovi iscritti.
Questo non significa che chi ha già una formazione privata resti escluso. Il DPCM 25 marzo 2026 prevede un percorso di transizione basato su ore di formazione, non solo sulla durata del corso frequentato:
- chi arriva da un percorso non sanitario deve dimostrare almeno 2.400 ore di formazione teorica (96 CFU) e 1.000 ore di tirocinio pratico (40 CFU); chi ha già un’altra laurea sanitaria (per esempio fisioterapisti, medici, infermieri che hanno poi seguito un corso di osteopatia) ha invece la soglia teorica ridotta a 1.500 ore (60 CFU), con il tirocinio pratico invariato. se il tirocinio svolto non raggiunge la soglia minima, è possibile sostituirlo con almeno 36 mesi di esperienza professionale documentata, purché riconducibile alle attività del profilo osteopata;
- chi soddisfa questi requisiti può iscriversi agli elenchi speciali a esaurimento presso gli Ordini TSRM-PSTRP, con domande accettate dal 14 settembre 2026;
- da questa posizione, ha 6 anni di tempo per sostenere un esame di abilitazione presso un’università che abbia attivato il corso di laurea in Osteopatia;
- se non lo sostiene entro questo termine, perde il diritto a esercitare la professione con quel titolo.
Per i dettagli procedurali su come iscriversi agli elenchi speciali, la fonte più affidabile è la comunicazione ufficiale della Federazione Nazionale degli Ordini TSRM-PSTRP, come questo aggiornamento pubblicato da un ordine territoriale: è il TSRM-PSTRP, non l’Albo FNOFI dei fisioterapisti, a gestire l’iscrizione degli osteopati. Un altro segnale concreto di quanto le due professioni siano amministrativamente separate: i fisioterapisti hanno un proprio Ordine autonomo (FNOFI) dal dicembre 2022, gli osteopati restano invece nel grande Ordine multiprofessionale che i fisioterapisti hanno lasciato.
Questo è un punto delicato e con conseguenze concrete sulla possibilità di continuare a lavorare: se sei un osteopata già in attività con formazione privata, verifica la tua situazione specifica con l’Albo/Ordine di riferimento o un consulente legale, questo articolo riassume la normativa ma non sostituisce una consulenza personalizzata sul tuo caso.
Quanto costa studiare le due strade
Per la fisioterapia, essendo un corso di laurea pubblico consolidato in decine di atenei, i costi sono quelli standard delle università italiane: tasse variabili in base all’ISEE, generalmente da poche centinaia di euro fino a qualche migliaio l’anno nelle fasce più alte.
Per l’osteopatia, essendo ora un corso universitario (non più privato) presso gli atenei che lo hanno attivato, i costi dovrebbero seguire la stessa logica delle altre lauree sanitarie pubbliche o dell’ateneo specifico (San Raffaele è un’università privata, quindi con una retta propria, diversa da un ateneo statale come Verona). Le vecchie scuole private pre-riforma, il modo in cui si è formata la maggior parte degli osteopati fino ad oggi, avevano invece costi molto variabili: indicativamente da circa €640 l’anno di sola iscrizione fino a oltre €8.500 per un percorso full-time completo, a seconda della scuola.
Questi numeri sulle vecchie scuole private sono indicativi, basati su tariffari pubblicati al momento della scrittura, e sono comunque un canale destinato a chiudersi per i nuovi iscritti dal 1° settembre 2026: verifica sempre il costo aggiornato direttamente con l’ateneo che ti interessa per la nuova laurea universitaria.
Sbocchi professionali e riconoscimento
Per il fisioterapista lo sbocco è maturo e ben definito: iscrizione all’Albo FNOFI, accesso ai concorsi pubblici e al CCNL Sanità, libera professione con Partita IVA, lavoro in strutture private. Un sistema consolidato da decenni, con regole chiare e migliaia di posizioni bandite ogni anno in tutta Italia.
Per l’osteopata, il riconoscimento normativo del 2026 apre la porta a un futuro sistema altrettanto strutturato (concorsi pubblici, inserimento nel SSN, un proprio CCNL), ma la fase pratica è appena iniziata. Con pochi atenei attivi e un percorso di equipollenza ancora in corso per chi già esercita, nei prossimi anni si capirà come queste possibilità si concretizzeranno davvero, quanti posti verranno banditi, e come il mercato del lavoro assorbirà i primi laureati del nuovo corso universitario. Chi valuta questo percorso oggi sta entrando in un settore in piena trasformazione: margini di crescita interessanti proprio perché tutto si sta strutturando ora, ma anche più incertezza pratica rispetto a un percorso già rodato come quello della fisioterapia.
Si può fare entrambe le cose?
Sì, ed è un percorso storicamente comune: le scuole di osteopatia hanno spesso offerto corsi dedicati e più brevi per chi è già un professionista sanitario abilitato (fisioterapisti, medici, infermieri), rispetto al percorso completo per chi parte da zero. Diversi fisioterapisti scelgono di aggiungere una formazione in osteopatia negli anni successivi alla laurea, ampliando così le competenze offerte nel proprio studio.
Con il passaggio del titolo alle sole università dal 1° settembre 2026, vale la pena verificare come questi percorsi “per sanitari già abilitati” si stiano riorganizzando nei singoli atenei che hanno attivato il corso, dato che il nuovo assetto normativo potrebbe cambiare anche questa parte del sistema rispetto a come funzionava con le scuole private.
Un punto pratico per chi è già fisioterapista e ha (o sta per avere) anche un titolo in osteopatia, ancora da confermare del tutto: non abbiamo trovato una fonte che tratti esplicitamente questo scenario specifico. Dai principi generali delle professioni sanitarie con un albo, però, sembra che l’iscrizione alla FNOFI copra solo l’attività da fisioterapista, e che usare o pubblicizzarsi come “osteopata” richieda una iscrizione separata agli elenchi speciali del TSRM-PSTRP (dal 14 settembre 2026): in generale, usare un titolo sanitario protetto senza la relativa iscrizione rischia di configurare esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p., come modificato dalla L. 3/2018). Ma è appunto una deduzione dai principi generali, non qualcosa che abbiamo visto scritto nero su bianco per questo caso preciso. Se è la tua situazione, sentiti con la tua FNOFI territoriale prima di continuare a pubblicizzarti come osteopata: noi continuiamo a seguire la cosa e aggiorniamo l’articolo appena troviamo indicazioni più chiare.
Ma non è una scelta obbligata. Nella comunità dei fisioterapisti c’è chi sottolinea, con ragione, che una carriera solida ed economicamente sostenibile si costruisce benissimo restando nel proprio ambito, lavorando in modo evidence-based su esercizio terapeutico, gestione del dolore e riabilitazione post-operatoria, senza bisogno di aggiungere l’osteopatia. Il fatto che diversi colleghi la aggiungano è legato tanto al marketing e alla domanda locale quanto a una reale necessità clinica: quello che fa la differenza nel lungo periodo resta la competenza clinica, la capacità di comunicare con pazienti e altri professionisti, e la rete di contatti costruita nel tempo, più della somma di titoli sulla porta dello studio.
Conclusione
Non c’è una risposta univoca a “conviene di più fisioterapista o osteopata”: dipende da cosa cerchi. Se vuoi un percorso con uno sbocco professionale maturo, ben rodato e disponibile in decine di atenei in tutta Italia, fisioterapia resta la scelta più prevedibile. Se ti interessa entrare in un settore che si sta strutturando proprio ora, con la stessa durata di studio (3 anni) ma pochi atenei attivi e più incognite pratiche nei prossimi anni, l’osteopatia post-2026 è una strada reale e per la prima volta pienamente riconosciuta a livello statale, ma da valutare con gli occhi aperti su quanto sia ancora giovane il sistema.
E se hai già la laurea in fisioterapia e ti interessa capire se aggiungere anche l’osteopatia, sappi che è un percorso già battuto da molti colleghi, anche se le modalità concrete si stanno riorganizzando proprio in questi mesi.
Grazie per aver letto fin qui!








